martedì 13 aprile 2010

Un caso di culo - 4

GM

Non era un pervertito, anzi.  Faceva bene a non reprimere gli istinti che lo portavano a ricondurre quell'appuntamento di lavoro ad un'esperienza piacevole. O almeno ad un'esperienza piacevolmente “retrò”. Che abile giuoco di parole! Risate profonde e compiacenti lo stavano scuotendo. Con tutte le probabilità stava creando fantascienza, ma era passata un'eternità da quando era stato con una donna di qualsivoglia foggia. Era sempre troppo impegnato a fare altro e spendeva pochissime energie nei rapporti sociali. A meno di non contare le varie chat o forum a cui si era iscritto negli ultimi tempi.

Per ridere.

Ah Ah. 

Tra l'altro aveva passato l'ultima settimana a controllare gli sviluppi di una discussione estrema su “Culo o tette”. Rendendosi conto che la tematica era cara ad un gran numero di persone, non tutte adolescenti. Si sa (si sa?) che le fantasie maschili sono quello che sono, ma le asserzioni convinte di chi aveva aperto e continuato il forum, lui stesso compreso, davano alla faccenda un aspetto molto serio.

Era importante dare un'accezione filosofica alle propensioni umane. Capire perché preferire una parte ad un'altra è indice di una profonda consapevolezza dell'io. Aveva trovato anche un'interessantissima catalogazione, con fotografie e disegni annessi, delle  forme di sedere associate ai caratteri. Aveva ordinato on-line una copia de Il didietro della passera, che non era ancora arrivato, ma prometteva spunti interessanti. Avrebbe potuto dar sfoggio di conoscenze superiori. Inoltre  era, nel profondo dell'anima, lusingato dal fatto che qualcuno avesse potuto scrivere un libro sulla sua passione. Si sentiva meno solo.

Mancavano una manciata di minuti all'orario prefissato per l'incontro, l'umidità della giornata non aveva risparmiato nulla. Si sentiva fradicio, ma colmo di benevola lungimiranza verso il nuovo accadimento. 

Avrebbe potuto segnare con un dito, il pollice, il tragitto dall'attaccatura dei capelli a quella delle natiche. Indugiare qualche secondo e poi proseguire fino allo sconosciuto centro del suo desiderio.  Questo percorso curvilineo lo faceva rabbrividire di piacere. Poteva invitarla  a bere un caffè da qualche parte. Sedersi uno di fronte all'altro. No. No. Poteva invitarla a casa sua, sempre che sua madre fosse ancora fuori, a casa di sua zia.

Avrebbe potuto dirle:

“Andiamo da me. Possiamo discutere dei particolari di fronte a un caffè bollente. Abito qui a due isolati.”

Sarebbe stato fermo, un inappuntabile seduttore d'altri tempi. La sua voce, che a detta di una delle sua amiche più care, era colma di suggerimenti e suggestioni, insomma, affascinante, avrebbe fatto tutto il resto.

Una volta a casa, le avrebbe tolto il cappotto, lo avrebbe appoggiato a casaccio su una sedia e l'avrebbe presa... alla sprovvista. L'avrebbe cinta con le braccia e con lentezza strategicamente eroticissima, l'avrebbe fatta girare in modo che gli desse le spalle per poterne avere la miglior visuale. Come in un film...

“... Come nel cazzo di romanzetto idiota che mi sto scrivendo.”

Nonostante la consapevolezza di aver dato fondo a tutti i luoghi comuni del caso,  stava... stava eccitandosi. Ecco la verità. A stento reprimeva un'erezione.

Nonstante il freddo, il grigio, la cartella con il progetto di ristrutturazione sulle sue ginocchia.  Nonostante una persona, molto piccola, fosse davanti a lui a pochi centimetri e stesse lì, come per dirgli qualcosa.

MF

Aveva deciso per il taxi. Erano ormai le 9 e non poteva permettersi di arrivare in ritardo. Scesa dal taxi era corsa fino alla scalinata dove avevano deciso di incontrarsi. Poi aveva rallentato, per non dar adito a speculazioni sul suo stato emotivo. Raggruppate tutte le capacità di autoaffermazione, omettendo, con un abile sforzo, l'immagine del suo culo parlante aveva proferito un:

“Salve.”

“Salve.” Disse lui.

Stretta di mano, ordinaria.

“La stavo aspettando.” Disse, sempre lui.

“Mi scusi, sono un po' in ritardo, il traffico in questi giorni è sempre terribile.”

“Non si preoccupi, sono appena arrivato anch'io. Che ne dice di continuare la conversazione al bar.? Ce n'è uno a pochi passi. Un posto tranquillo e spazioso.” Disse, lui. Di nuovo.

“Perfetto, perfetto. La seguo.”

Perfetto?

Aveva sparso tutti i suoi punti esclamativi nella nebbia, ed ora era basita.

Attonita addirittura.

Chi era quest'uomo grasso e pesante che la invitava a discutere in un bar? Chi diavolo era?

Non l'avrebbe mai riconosciuto se non fosse stato per il logo dell'azienda stampigliato in rosso e oro (rosso e oro, brrrr) sulla cartellina porta-documenti.  Ma cosa aveva visto quel giorno, in ufficio?  In confronto al suo flaccido camminare e alle pieghe di ciccia che sicuramente nascondeva dietro quell'assurdo cappotto informe, lei era una libellula delicata e leggiadra, diademizzata di lapislazzuli a coronare un sogno di perfezione.

Un deciso cambio di prospettiva. Aveva spremuto l'impossibile dalle possibilità. Aveva sofferto le piaghe dell'inadeguatezza estetica proiettando valli di felicità infelice nella sua mente. Aveva deciso che doveva avventurarsi nell'ignoto amore per quest'uomo. Aveva visto cose che noi umani...

Nel mentre, pochi attimi in verità, in condizione estreme la sua mente viaggiava veloce, stava per seguire, il suo nuovo cliente ed ex amore della sua vita.

Ma per un attimo, volse lo sguardo alla sua destra. E per un attimo vide una figura impacciata, che litigava con un cane. Aveva un aspetto perduto, avrebbe voluto accoglierlo  e farsi raccogliere.

Attorcigliarcisivi. 

Avrebbe.

“Per di qua, bastano quattro passi e ci siamo.”

Doveva seguirlo, e procedere con il contratto di telefonia che finalmente aveva venduto.

Ma chi porcatroia era questo qui?

Porcatroia.

G.M.

 “Signore...”

“Eh?”

Un bimbetto incappucciato gli stava parlando. Una persona molto piccola, in effetti.

“ Signore, quel cane ti sta facendo la pipì sulla borsa...”

Cosa? Che cane? Porc

Cane di merda.

Via, va via...ma cosa?

Via, cane. Spostati.

Il cane lo guardava e non accennava a spostarsi troppo, ma lo aveva fatto quel tanto da permettergli di recuperare  la borsa, umida.

Umidissima.

Ormai si era alzato e, per abitudine, si mise a frugare nella tasca. Rispose al telefono, che emetteva luce, ma non suonava.

Sei telefonate perse.

Ma quando?

L'appuntamento era stato cancellato. Due ore prima. Ma non si era neppure accorto di aver tolto la suoneria.

Era perso nell'erotico contemplare culi e non si era reso conto del passare del tempo.

Un secondo prima di andarsene scorse una coppia, alla sua sinistra. Entrambi gli davano le spalle, ma era l'immagine di lei a colpirlo. L'abito non riusciva a nascondere una rotondità pronunciata, ma terribilmente allettante. Avrebbe voluto toccarla, ed in un impeto fece due passi, come per raggiungerla, protendendo la mano. Un accenno di mano protesa, in realtà. Non poteva rendersi ridicolo fino a questo punto. L'erezione se n'era andata. Insieme ad essa anche l'ipotesi romantica di un incontro fatidico.

Tornava a casa. Solo. Con la borsa sporca di piscio di cane.

La sua speranza ultima era riposta nel portalettere.

Sperava in una bella sorpresa.

Ancora, sognava.

Nessun commento:

Posta un commento