domenica 11 aprile 2010

Un caso di culo - 3

GM

Aveva i piedi intorpiditi dal freddo umido che si era insinuato fin sotto i calzini, già bagnati dal sudore.

Era una bi-sensazione di fastidio.

Attorno, il brulicare di fondoschiena era un diversivo allettante.

Più che un diversivo, un riempitivo.

Senza averne coscienza stava fumando, e il fumo si mescolava al vapore condensato del respiro. Faceva un freddo boia, altroché.



Era consapevole che la sua attesa si sarebbe protratta. Aveva fatto una scelta,  questo era un passo avanti. Molto avanti. Pensandoci non riusciva neanche a scegliere di non guardare ogni culo passante, quindi, l'aver deciso di aspettare l'arrivo di una donna (ecco l'appuntamento) e poi intrattenersi con essa per discutere del progetto di ristrutturazione dell'ufficio, era. Nel senso che il fatto in se comprendeva germogli di nuova vita. E quindi assumeva connotati strabilianti. Questa cosa esisteva. Era vero e verificabile. Stava attendendo una persona con la quale avrebbe avuto un rapporto tangibile. Questa persona era nuova, sconosciuta se non per il breve scambio vocale durato il tempo di  una striminzita telefonata.

Chissà come ce l'aveva.

Tondo?

Sodo e atletico?

No. Sodo e atletico, no.

Un po' cadente, ma pieno. Pieno e invogliante. Oddio. Morbido. Morbido, sì. La propensione per il morbido e burroso era una sua ultima conquista. In senso di propensioni, non di conquiste reali. Aveva abbandonato, tra le sue preferenze, l'eccessiva astiosità dei culi tonici e troppo atletici, per bearsi delle compiacenti rotondità. Aveva cominciato a considerare con immensa piacevolezza il protendersi gommoso di alcuni culi  cellulitici. Per niente ingombranti, al contrario...

Allora. Grosso, morbido e accogliente.

Aveva le lacrime agli occhi.

Mmm...

Oddio, lo stava pensando veramente?

Eh.

MF

Basta andare a ritroso, un rewind fino al punto in cui ti ricordi che hai lasciato le chiavi esattamente là. E le trovi. Esattamente. Là.

Pensava.

Lo stesso metodo applicato più in generale alla vita trascorsa, portava sì, esattamente là, dove sarebbe stata poi. Ma non era esattamente un percorso lineare e soprattutto, SE avesse dato retta ai consiglissimi di  sua madre adesso non avrebbe dovuto travestirsi da persona grassa, simulando un'obesità fittizia per celare quella inopportuna ma, ahilei, vera.  Se avesse usato in modo consono il GM  dai dodici anni in poi, se avesse avuto un lavoro economicamente decente da permettersi l'elettrocavitazione. Almeno quella. Liposucchiare i glutei era escluso a priori. Giusto? Sì. ok. Va bene va bene va bene, niente liposuzione.

Dio Santo che sturm und drang. Piattole, cimici, tragedie, oblio di morte. Cavallette. Scarafaggi. Ammettiamolo pure. Ansia da prestazione. Ma se solo avesse avuto un culo sodo, perfetto, ortogonalmente consenziente, amico dei nemici.

Adesso basta.

Ripristinare un corretto uso del diaframma e respirare in modo adeguato.

Non era possibile basare un'intera esistenza sulla forma del proprio culo. Proprio no. E poi, ne era certa, la persona che stava andando ad incontrare aveva tutt'altri pensieri nella testa. L'aveva visto di sfuggita, passando a ritirare ciarpame documentario per la sanguisuga della sua capa isterica. Lui non l'aveva neppure scorta, da dietro alla scrivania. Aveva quell'aria imbambolata che solo i veri e profondi pensatori sanno assumere. Inconsapevoli. Quelli un po' staccati dalla realtà, che si perdono nell'analizzare particolari dell'esistenza  generalmente omessi.

Aveva preso in prestito l'immagine scapigliata di quest'uomo per accompagnare le notti insonni dell'ultima settimana. Niente di sessuale, figuriamoci. Permaneva in uno dei suoi periodi “asettici”, durante i quali la fantasia non si azzardava al di là di uno scambio (serrato) di opinioni , un paio di risate e, forse, esagerando, una stretta di mano. Si concedeva un regalo pacificatore dall'intricata insonnia che la perseguitava. Lo pensava nel momento dell'imminente incontro, e la sua voce calda, almeno così le era parso al telefono, la cullava prima di perdersi nel nulla della notte.

Non poteva rovinare quest'appuntamento perché presa dall'angoscia cellulitica. Se solo avesse dato retta a sua madre ora non avrebbe dovuto prestare una così  ossessiva attenzione al vestito da indossare. Si poteva ovviare alle curve attraverso un attento uso degli strati di maglieria ed affini. La stagione invernale, indubbiamente, aiutava l'opera di mistificazione. Tra tutti, il cappotto faceva da scudo alla visione del suo eccesso estetico. La faceva sentire protetta dagli sguardi e in qualche modo poteva procedere senza indugiarsi troppo in pensieri malevoli nei propri confronti.

Era pronta.

(l'ultima puntata di Un caso di culo sarà online martedì 13, sempre alle ore 10 e 3 minuti)

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