giovedì 8 aprile 2010

Un caso di culo - 2

M.F.

Guanto massaiggiatore gialloEra in un bagno blu piastrellato e contava 12 anni quando sua madre, portatrice di cellulite localizzata, le aveva porto il:  Guanto Massaggiatore.

Quasi a suggellare un patto primordiale.

Aveva detto: "Tieni, usalo tutti i giorni. Non penso tu possa capire adesso. Ma ricordati che  un giorno me ne sarai grata".

Pausa.

"Usalo tutti i giorni. Non dimenticarlo".

Non era nuova a questo aggeggio, e la familiarità glielo rendeva amico . Nel bagno, da che aveva ricordi, c'era sempre stato questa specie di fon con l'impugnatura di plastica verde . Il rivestimento esterno, nella parte superiore era, sempre di plastica, ma  bianco e morbido tempestato di buchini e protuberanze, posti ad intervalli regolari. All'interno il sapone magico, anch'esso verde e con rinomate facoltà miracolose astringenti e leviganti. La pratica, tramandatale dalla generazione precedente, consisteva nel massaggiare fino a far diventare rosse, rosse in modo tragico, le parti in escrescenza. Nel caso specifico, i glutei,  fuori misura.

Nonostante il guanto massaggiatore (GM) pesasse molto,  non era questo l'ostacolo principale al suo uso quotidiano, ma l'incapacità innata di non poter applicarsi a qualsivoglia pratica costante, abitudine e in genere, ogni obbligo. Era già impossibile pretendere una doccia giornaliera, associarci l'uso del GM era inconsiderabile. La logica conseguenza era un disattendere aspettative materne, questo sì, costante. Per quanto riguardava l'accorgimento estetico e preventivo dell'estirpazione della pelle a buccia d'arancia che era caro anche a MF. , non c'era comunque verso.

Il duplicato del GM materno era usato di rado e per la maggior parte era un uso simulato. Lei si lavava, o faceva finta di farlo e bagnava il GM, strofinandolo un poco per dare l'idea che fosse stato utilizzato. Lo lasciava giacere accanto a quello storico, a dimostrazione di una cura particolare per le esigenze di sua madre e per una disattenzione totale alle proprie.

Non aveva mai dimenticato il monito Me ne sarai grata, ed ora, che era venuto il momento di esserlo, non lo era.

Aveva fretta di uscire e i resti della sua toelettatura erano ben visibili nello sfacelo di asciugamani bagnati mutande, calze, capelli un po' accartocciati, un po' lanciati nella stanza . Aveva fretta e non trovava le chiavi di casa.

"Eccole". "Porcatroia, eccole".

(La terza parte di Un caso di culo sarà online domenica verso le 10 del mattino)

1 commento:

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