lunedì 2 agosto 2010

Il vento nuovo arriva dalla Francia

Finalmente un giovane autore che non delude.
Ero davvero convinto che il massimalismo fosse morto in Russia il secolo scorso. Che i libri-fiume fossero scivolati nel Volga e portati via dalla corrente. Invece, misteriosamente, riaffiorano nella Senna.

La Francia ci fa dono di un quasi esordiente, ma con grandi idee e il coraggio di portare avanti una trama vera e propria.
Il minimalismo non l'ha sfiorato, il postmoderno non l'ha corrotto, il post-postmoderno (?) non sa cosa sia: questo ragazzo non sembra neanche del nostro secolo.



Diciamoci la verità, dopo tutte quelle balle sulla quotidianità, sul testo levigato, sul nulla più del necessario... dopo tutta questa banalità, c'è ancora qualcuno che se lo ricorda cos'è il romanzo d'invenzione?
A quello sfigato di Carver dovevano sparargli dopo il primo libro di racconti. A tenerlo in vita c'abbiamo guadagnato lo stile asciutto e la morte della fantasia.

Tu che leggi questo post, fatti questa domanda: quando hai letto l'ultimo libro in cui succedono così tante cose e ci sono così tanti colpi di scena che arrivato a fine libro non riesci neanche riassumere la trama?
Io era da un pezzo.
Quindi fatti questo favore, va’ in libreria e compra questo libro anche se l’autore è giovane e senza troppa esperienza.
Alexandre Dumas, Il Conte di Montecristo.


 

Dire che questo ragazzo ha dei numeri è poco.
La storia inizia con un giovane accusato ingiustamente per un crimine non commesso. Detta così ricorda l’incipit dell’A-Team o di Renegade – ed effettivamente è probabile che i telefilm giovanili siano state le fonti di ispirazione dell’autore. Ma anziché cadere nel cliché dell’eroe fuggitivo braccato, Dumas getta il suo protagonista in prigione per 14 anni.
Da questo momento in poi succede di tutto: abati prigionieri, gallerie sotterranee, evasioni rocambolesche, travestimenti, pirati, tesori nascosti, banditi, esecuzioni, il carnevale a Roma, droghe esotiche, principesse schiave e schiavi senza lingua, neonati sepolti vivi, re assassinati e regni caduti. Un’unica cosa lega tutti questi avvenimenti: una vendetta lunga 20 anni.
Il ritmo è serrato – salvo una breve parte a circa 200 pagine dalla fine – ma tutto è necessario, alla faccia di Carver, e le oltre 1000 pagine scorrono in un battibaleno.
Dumas non perde di vista neanche uno dei suoi personaggi, né i principali, né i secondari, e scrive scrive, scrive. Diavolo, neanche lo pagassero a riga!

Dimenticavo: l’ambientazione.
La Francia, ovviamente, ma non quella attuale, come mi sarei aspettato - la Francia dopo la caduta di Napoleone, il suo ritorno e la successiva restaurazione.
E’ evidente il paragone tra i due imperatori, quello passato e quello attuale, quasi a dire che oggi la Francia non è in grado di meritarsi neanche un imperatore come si deve. La critica spietata sui nuovi ricchi e sui parvenu della politica non lascia dubbi sull’intento sociale dell’opera. Nonostante ciò la trama si muove libera, continuamente gravida, ebbra del suo protagonista. Il quale, evaso di prigione e divenuto immensamente ricco, si insinuerà, come un novello Abramovich, tra gli ingranaggi del denaro e del privilegio, immergendosi in essi ma non sporcandosene mai. Ergendosi sopra tutti  per accusare, giudicare ed eseguire la sentenza.

Dovessi fargli un appunto, a questo Dumas, gli direi che la scelta di scrivere in stile Ottocento forse sarebbe stata da valutare un po’ meglio. Gli scaffali delle librerie ormai si piegano sotto la mole di romanzi moderni ma scritti come due secoli fa. A lui però tutto riesce bene e lo stile ha una naturalezza che sembra quasi c’abbia vissuto, nell’Ottocento. La traduzione italiana ci mette del suo nel rendere ulteriormente obsoleta la scrittura, ma una volta entrati nel mood giusto non c’è desuetudine che tenga.

Un simile talento e un’ascesa tanto rapida hanno portato una quantità di leggende su questo autore. Voci di corridoio dicono che Alexandre Dumas potrebbe essere un nome collettivo, altre chiacchierano di decine di titoli già pronti per la stampa. Qualcuno giura che sia morto.
Io non ascolto e preferisco leggere. E sperare che esca presto un altro suo libro.
Magari uno di cappa e spada.

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